Lost in Web

Feed-ati

Fa' qualcosa di buono! Iscriviti al Quotta Feed.

Non sai cos'è??? Guarda il video.

Cerca sul blog e nel web

Archivio blog

Commenti recenti

Qui puoi trovare...

Privacy

Per pubblicare gli annunci su questo blog utilizzo aziende pubblicitarie indipendenti. Queste aziende possono utilizzare i dati (che non includono il tuo nome, indirizzo, indirizzo email o numero di telefono) sulle tue visite a questo e altri siti web per creare annunci pubblicitari su prodotti e servizi che potrebbero interessarti. Se desideri ulteriori informazioni a questo proposito e per conoscere le opzioni disponibili per impedire l'utilizzo di tali dati da parte di queste aziende, fai clic qui.

venerdì 10 ottobre 2008

Marcel Duchamp 2.0

Riporto integralmente l'ottimo articolo di Matteo Guarnaccia, pubblicato il 1° ottobre da Liberazione in occasione dei 40 anni dalla morte di Marcel Duchamp, integrato con immagini e video delle opere citate.
Magia della multimedialità!

Alchimista casuale dell'arte
Marcel Duchamp non morirà mai
Iconoclasta e provocatore, animatore del surrealismo e del dadaismo, ideatore del ready-made, scomparve il 2 ottobre 1968 

Se alla recente e pubblicizzata seduta della casa d'aste Sotheby di Londra, l'impunita azienda Damien Hirst è riuscita a piazzare una serie di articoli di dubbio gusto, tra cui spiccavano un pescecane in stato di decomposizione sotto formaldeide (nove milioni e seicentomila sterline) e una sequenza di cicche di sigarette (un milione ottocentomila sterline), una certa responsabilità va addebitata anche ad un simpatico signore francese scomparso giusto quarant'anni fa a Neuilly-sur-Seine.

Lui è Marcel Duchamp (1887-1968), figlio di un notaio e fratello di ben cinque artisti, che per tutta la prima metà del Novecento ha incarnato al meglio la figura archetipica del buffone divino - il trickster che può assumere le sembianze del coyote tra i nativi americani o dell'Hermes greco - l'essere ambiguo, spassoso e pericoloso che ha il compito di evitare la stagnazione culturale, smascherare il mostro dell'abitudine e di rivelare la verità della tradizione sbeffeggiandola.

Duchamp è stato un elegante Bugs Bunny che con le sue storielle e i suoi trucchi ha fatto vacillare le fondamenta dell'arte, lanciando contro di essa, con serena ferocia, un incantesimo che nessuno è ancora riuscito a spezzare.
Spirito spettacolarmente libero, era partito con le migliori intenzioni, scatenando una guerra totale contro le regole e i pregiudizi della società borghese e la supponente consorteria dei pittori retinali con le loro tele puzzolenti di trementina.
Ha riorientato la bussola del significato dell'opera d'arte, slegandola da considerazioni di natura estetica e tecnica, indicando un punto di vista insolito, ideologico e teorico.
E' stato un artista-ingegnere che si è fatto gioco degli artisti-giardinieri. Animato da una straordinaria curiosità ha via via flirtato - sempre in maniera provvisoria - con una lunga teoria di stili e movimenti, dall'impressionismo di Manet all'intimismo di Bonnard, dal fauvismo al cubismo, dal dada al surrealismo, ma sempre senza eccessiva convinzione, cercando di arrivare al suo obiettivo finale: l'inutile, l'antiestetico e l'ingiustificabile. André Breton, persona notoriamente poco incline alle carinerie, lo considerava uno degli uomini più intelligenti del XX secolo, e anche il più imbarazzante.

Il suo - specialmente di fronte al dada e al surrealismo - è stato una sorta di concorso esterno (ma non per questo meno temibile). Ha affrontato l'idea dell'arte formale, così com'era condivisa dai suoi contemporanei, trattandola alla stregua di un meccanismo/orologio da smontare e sabotare; le ha tolto gli ingranaggi, li ha illuminati e accostati in modo equivoco, per poi abbandonarli, in attesa che qualcun altro riesca a rimetterli insieme. Duchamp è stato un alchimista casuale, più interessato alle tappe del percorso iniziatico che alla realizzazione dell'Opera finale («Ho esercitato l'alchimia nell'unico modo oggi consentito, cioè inconsapevolmente»).

La realizzazione - o l'abbandono - delle sue opere poteva richiedere tempi lunghisimi, otto anni (1915/1923) per la Mariée mise à nu par ses Célibataries - titolo veramente sublime -,
venti anni (1946/1966) per Étant donnés: 1) La chute d'eau, 2) le gaz d'éclairage (la sua ultima beffa, preparata in segreto, mentre alimentava la leggenda di aver abbandonato da anni qualsiasi attività artistica).
Aveva imparato ad essere estremamente paziente, a non affrettare i tempi, giocando (da professionista) a scacchi: bisogna considerare che ai suoi tempi le gare avvenivano via posta, e dopo ogni mossa potevano passare settimane prima che l'avversario rispondesse con una cartolina.

Amante del travestitismo, dell'ambiguità sessuale ed identitaria, nel 1924 è stato una convincente drag queen impellicciata (Rrose Sélavy), un Adamo nudo à la Cranach (in Ciné-Sketch di Man Ray); un satiro cornuto e insaponato (Bond Duchamp), un protopunk, con capelli scolpiti a rasoiate a forma di stella cometa,
maestro in smorfie facciali di rara efficacia (in Entr'acte di René Clair).

Ha vissuto con estremo rigore una vita fatta di egoismo etico, ispirato dagli insegnamenti dell'anarchico tedesco Max Stirner, vivendo la vita come un gioco enigmistico, creando deliziose e scabrose sciarade verbali, usate come improbabili titoli delle sue opere.
Ha messo i baffi alla Gioconda (insinuando che avesse il caldo al culo, 1919); presentato un urinatoio rovesciato come opera d'arte sottolineandone la tenera somiglianza con l'immagine velata della Madonna (1917); inventato tre unità di misura aleatorie in opposizione al sistema metrico decimale (1913); teorizzato l'importanza per ogni opera di tre attori: l'artista, il pubblico e la chance (che poteva essere rappresentata dall'imbianchino che stuccò e dipinse la sua Porta bivalente - che poteva essere chiusa o aperta contemporaneamente - alla biennale di Venezia del 1978); ha riportato l'arte al punto di partenza restituendole una valenza magica, così come la intendevano i cacciatori/raccoglitori del Paleolitico.
C'è un aspetto della sua avventura artistica che lo rende particolarmente singolare e rivoluzionario, quello del suo rapporto con il denaro. Duchamp ha cercato di creare una distanza di sicurezza da esso, non aspirava certo ad una vita di stenti bohèmienne, ma aveva elaborato una teoria sulla quantità di denaro che gli serviva per restare libero e non cedere a compromessi con il mercato. Il suo desiderio era di avere un 10% di disponibilità in più rispetto alla soglia di sopravvivenza, e per raggiungere il suo obiettivo, oltre ad esercitare una salutare pigrizia («Considero che lavorare per vivere è un po' imbecille dal punto di vista economico») ha esercitato le mansioni più disparate, ha venduto i quadri di altri artisti (non i suoi), ha insegnato francese, disegnato vignette umoristiche, fatto il bibliotecario, emesso assegni e azioni volutamente falsi (completamente disegnati a mano) per pagarsi le cure mediche e per raccogliere danaro (vero) per giocare un suo sistema alla roulette.

Voleva esser considerato un cameriere, ma la storia lo ha eletto eroe, un briccone racconta storie, il problema è che le storielle e i trucchi colpiscono il segno quando vengono sentite e ascoltate la prima volta, poi fanno sorridere e intrigano se interpretati da chi li sa raccontare bene - vedi le riverberazioni duchampiane in Fluxus, nella Pop Art (specialmente quella britannica di Hamilton), nell'Arte Povera, in personaggi come Beuys, Tinguely, Spoerri, persino in una scritta sui muri della Sorbonne durante il maggio francese: «Prendo i miei desideri per realtà perché credo nella realtà dei miei desideri» - annoiano quando vengono riproposte in versioni annacquate dal mercato - vedi, tanto per citarne una, la compagnia finanziaria della Young British Art.

Come affermava Pierre Cabanne, autore di una famosa intervista realizzata poco prima della sua morte, «Annesso da tutti, non appartiene a nessuno e si sottrae ad ognuno; nessuno possiede la chiave e nessuno sarà più in grado di svelarne il mistero. Tanto più che non c'è alcun mistero e nessuna chiave». Il Duchamp, eroe cosmogonico, poteva permettersi di "battezzare" le cose, di trasmettere concetti in materiali preesistenti, di promuovere alla categoria arte qualunque cosa - il famigerato ready made. Il problema è che solo il trickster ha la bacchetta magica, chi non lo è deve accontentarsi di cavalcare una zucca che non diventerà mai una carrozza fatata (ma servirà ad aumentare la confusione su cosa è l'arte).

Se ti è piaciuto l'articolo vota ok... oppure no ;)

Puoi trovare le mie notizie anche in questa pagina.



Segnala e condividi questo articolo:

vota su OKNotizie vota su Diggita vota su Wikio vota su Fai Informazione segnala su FaiNotizia  SuGiu.it Invia BlogItalia.it Invia Add To Del.icio.us Condividi su Facebook

Altri post interessanti:

Se ti è piaciuto questo post iscriviti al feed per rimanere aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed guarda il video.

0 commenti. Scrivi il tuo!:

Posta un commento

Post on the go!